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La cicatrice è costituita dal tessuto connettivo che si forma per riparare una lesione, traumatica o patologica, della cute o di altri tessuti. La cicatrice si presenta di colorito più chiaro rispetto alla cute circostante, è priva di peli e di sbocchi ghiandolari e presenta caratteristiche (normale, ipertrofica, cheloide, atrofica) che dipendono dal processo di cicatrizzazione che l’ha determinata.
La lesione cicatriziale può interessare anche i piani più profondi incluso il tessuto muscolare e il peritoneo (ad esempio in caso di strappi muscolari e ferite traumatiche o chirurgiche profonde).
Il tessuto connettivo cicatriziale è più resistente del tessuto originario ma altresì meno elastico. Le cicatrici inoltre sono sempre associati ad aderenze in grado di perservare focolai di infiammazione (per l'impedimento fisico all'irrorazione sanguinea risulante dall'aderenza tissutale) e problemi funzionali diminuendo la libertà di movimento e interferendo con le strutture dei piani sottostanti (fascia connettivale, fibre muscolari, vasi, nervi) intrappolandole. Tali disfunzioni possono manifestarsi anche in distretti lontani dal focolaio di orgine per il coinvolgimento del sistema miofasciale e nervoso. Infine, va ricordato che epidermide e tessuto nervoso derivano dallo stesso foglietto embrionale e ciò comporterà, per tutta la vita, fra queste due strutture, un "legame speciale" (ne sono riprova le varie patolgie da stress del sistema nervoso che con manifestazioni cutanei, ad es. eczemi e psoriasi).
Aderenze simili e cicatrici aderenziali con le medesime implicazioni possono altresì formarsi in casi di retrazione muscolare.
In conclusione le cicatrici, di norma non considerate patologiche, posso presentare una "reattività o tossicità", il cui valore dipende dalla loro caratteristica, importanza e collocazione, in grado di facilitare vari tipi di disturbi sia muscolo-scheletrici (minor elasticità e dolori delle articolazioni in genere, alterazioni della postura), organici (disturbi viscerali, difficoltà respiratorie, diminuizione del livello enrgetico globale a causa del processo infiammatorio cronico) oltre che estetici naturalmente (e quindi psichici).
Le cicatrici reattive (tossiche) vanno quindi trattate tramite specifiche tecniche di massoterapia, stretching, fisioterapia strumentale e, in casi estremi, chirurgia, al fine di eliminaare/ridurre le relative aderenze. Il trattamento delle cicatrici reattive, se presenti, deve rientrare all'interno di un eventuale programma di rieducazione posturale.
cicactrice cheloideLa cicatrizzazione è il processo naturale di riparazione di tessuti lesionati che avviene grazie all’intensa formazione locale di vasi e al conseguente aumento dell’apporto della proteina fibrina, tramite il processo di coagulazione del sangue, e di sostanze nutritive per le cellule interessate. La cicatrizzazione è un processo complesso che prevede molteplici tappe biochimiche e che può presentare diverse alterazioni nel decorso, per eccesso (cicatrice ipertrofica e cheloide) o per difetto (cicatrice atrofica). Nella cicatrice ipertrofica e nel cheloide il tessuto cicatriziale si forma in grande quantità rimanendo poi sempre rilevato e dolente. I cheloidi si differenziano dalle cicatrici ipertrofiche istologicamente, per la maggiore invasività e persistenza. Il cheloide inoltre deborda sempre rispetto alla lesione originaria e può insorgere dopo mesi dal trauma prediligendo soggetti giovani e le regioni del corpo corrispondentei ai lobi auricolari, collo, spalle e torace. È assolutamente sconsigliabile l’asportazione chirurgica della chelòide, in quanto si rischia di generare successivamente una nuova chelòide di maggiori dimensioni. Cicatrici ipertrofiche e perlopiù cheloidi possono, in soggetti predisposti, insorgere anche spontaneamente. Le cicatrici atrofiche si osservano in soggetti anemici, astenici e in altre condizioni patologiche (acne, varicella ecc.) e presentano un tessuto cicatriziale insufficiente che, in certi casi, può causare la riapertura di ferite apparentemente rimarginate.
A seconda delle modalità con cui il processo di cicatrizzazione si instaura si parlerà anche di cicatrizzazione per prima o seconda intenzione. La cicatrizzazione per prima intenzione si verifica quando si ha la riunione spontanea o terapeutica (con punti o graffe di sutura) dei lembi della ferita; si completa in circa una settimana senza lasciare cicatrici lesive. La cicatrizzazione per seconda intenzione avviene quando i margini della ferita si presentano lontani l’uno dall’altro, o per una cospicua perdita di sostanza o per la presenza di un’infezione locale; la guarigione avviene lentamente, e spesso lascia cicatrici deturpanti.
Fra le più importanti cicatrici ricordiamo quelle derivanti da: appendicectomia (asportazione dell’appendice cecale), taglio cesareo, tiroidectomia (asportazione chirurgica, parziale o totale, della tiroide), laparoscopia o celioscopia (studio degli organi addominali e pelvici eseguito tramite lo strumento laparoscopio), meniscectomia (asportazione dalla cavità articolare, in particolare del ginocchio, di uno o più menischi danneggiati o distaccati), discectomia (asportazione parziale del disco intervertebrale danneggiato in casi di ernia del disco), laminectomia (asportazione più o meno completa di una parte, lamina, della vertebra in casi di ernia del disco), interventi chirurgici al cuore, estrazioni dentarie complicate, traumi diretti, ustioni, strappi muscolari. Queste cicatrici, al pari delle cicatrici adererenziali dei muscoli retratti, possono comportare diverse problemtiche muscolo-scheletriche e organiche.
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Pagina aggiornata il 14/11/2007
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