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apparato digerente (sistema digestivo)La funzione primaria dell'apparato digerente è rifornire l'organismo delle sostanze nutritive di cui necessita. Assai raramente gli alimenti si trovano in natura in forma direttamente assimililabile dall'organismo, quest'ultimo pertanto deve sottoporli a numerosi processi chimico-fisici. Digestione e assorbimento degli alimenti nonchè eliminazione dei residui non assimilabili sono funzioni proprie dell’apparato digerente. La digestione degli alimenti, che inizia nella bocca e si svolge principalmente nello stomaco e nell'intestino tenue, consiste in una serie consequenziale di processi biochimici e meccanici che trasformano le molecole complesse alimentari in molecole semplici e assorbibili. L'assorbimento è l'insieme dei processi di passaggio di tali molecole semplici dal lume dell'apparato digerente nel circolo sanguineo o linfatico tramite perlopiù la parete intestinale. Molte molecole vengono assorbite dalla mucosa intestinale attivamente (assorbimento attivo), ossia tramite speciali sostanze (carriers) che legano la molecola e la trasportano all'interno della cellula della mucosa, o per pinocitosi (grosse particelle vengono inglobate in vescicole, derivanti da invaginazioni della membrana cellulare, dove subiscono modifiche che le rendono diffusibili). Altre sostanze sono invece assorbite per semplice diffusione osmotica.

L'apparato digerente svolge anche un ruolo nella regolazione generale dell'organismo. Infatti, nella mucosa gastroenterica e nel pancreas sono stati identicati almeno 15 tipi di cellule che producono polipeptidi ormonali che agiscono sia sulle cellule circostanti (azione paracrina) sia a distanza (azione endocrina) riversandosi nel circolo sanguineo. Si tratta di un sistema di regolazione funzionale dell'apparato digerente, denominato sistema GEP (gastro-entero-pancreatico), strettamente collegato con un complesso sistema di fibre nervose. Si ritiene che la maggior parte di queste cellule secretrici abbiano caratteristiche APUD (cellule attive sul metabolismo delle amine, ne captano e decarbossilano i precursori), siano distribuite anche in altre parti dell'organismo (ipofisi, ipotalamo, midollare surrenale) e producano ormoni che possono fungere anche da neurotrasmettitori.

Il sistema digestivo, tramite il MALT (Mucose Associated Lymphoid Tissue) tessuto linfoide associato alle mucose svolge importanti funzioni immunitarie. Il sistema immunitario delle mucose è un vero e proprio sistema a sé che unifica tutte le mucose dell'organismo. Ne fanno parte le Placche di Peyer nella membrana dell'intestino Ileo, e l'appendice ileo-cecale, sono tutti luoghi ove il Malt è presente.
Considerata l'enorme quantità di antigeni che entra in contatto con tali mucose, se ne comprende l'importanza. Da notare che nell'apparato gastrointestinale si possono trovare particolari cellule, dette cellule M, che sembrano internalizzare gli agenti patogeni provenienti dalla digestione degli alimenti per portarli in contatto con le cellule immunitarie.

Va sottolineata inoltre la presenza del sistema nervoso metasimpatico, all'interno delle pareti dell'intestino e dello stomaco, quale rete nervosa formata da circa cento milioni di neuroni (plesso sottomucoso di Meissner, che agisce principalmente sulle funzioni secretorie, e plesso motorio mienterico di Auerbach), collegata alle fibre nervose parasimpatiche (che ne stimolano l'attività), e ortosimpatiche (che la deprimono), ma che svolge un ruolo in gran parte indipendente dal sistema nervoso centrale. Data l'importanza attruibuita dai fisiologi a tale struttura, essa viene definita come "cervello addominale o "cervello enterico", sul quale, data la grande attiguità, l'alimentazione svolge una grossa influenza.

Oltre alle cattive abitudini alimentari, stress cronico e alterazioni posturali possono indurre disfunzione dell'apparato digerente; lo stress tramite l'attivazione del sistema nervoso ortosimpatico e di tutte le reazioni fisiologiche atte a preparare al meglio l'azione di "lotta o fuga" (reazione di stress, le alterazioni posturali per mezzo della rete di tensegrità connettivale. Nel contempo, disfunzioni primarie degli organi del sistema digestivo sono in grado di causare problematiche di postura e psiche.

Il sistema digestivo è costituito dal tubo digerente (lungo 10-12 metri), che va dalla bocca all’ano, a cui sono collegate ghiandole (salivari, fegato, cistifellea, pancreas) che gli riversano il proprio secreto. Il canale digerente può essere considerato come un'invaginazione dello spazio esterno all'interno del corpo; se così non fosse potremmo nutrirci solo di cibi asettici.
Nonostante alcune diversità anatomiche e funzionali, sostanzialmente la struttura delle pareti del canale alimentare è la stessa:

  • Tonaca mucosa, riveste la superficie interna del canale ed è mantenuta sempre umida e lubrificata per azione delle numerose ghiandole presenti. L'epitelio è pavimentoso stratificato nell'esofago e nel canale anale (azione protettiva) mentre è cilindrico monostrato con microvilli nelle restanti parti (azione di assorbimento delle sostanze nutritizie). Le cellule epiteliali di quest'ultimo sono simili a quelle dei tubuli renali, assorbono liquidi e sostanze disciolte attraverso la membrana cellulare e li rilasciano a livello dei capillari sanguigni o linfatici. Nella lamina basale, in special modo nel tratto intestinale, sono presenti numerosi follicoli linfatici per la protezione dai patogeni assunti con gli alimenti;
  • Tonaca sottomucosa, formata da tessuto connettivo che funge da piano di scorrimento per i piani ad essa sovrastante e sottostante. In questa tonaca sono presenti i vasi sanguinei e linfatici (arterie che forniscono la mucosa e vene e vasi linfatici che trasportano, ripettivamente, al fegato e nel sistema linfatico le sostanze nutritizie assorbite) e il plesso nervoso sottomucoso di Meissner (con funzioni principalmente secretorie e facente parte del sistema nervoso metasimpatico), che innerva la sottostante tonaca muscolare. La tonaca sottomucosa sostiene le grandi pliche del tratto gastrointestinale che consentono l'adattamento a vari gradi di riempimento e l'aumento della superficie di assorbimento;
  • Tonaca muscolare, costituita da un grosso strato muscolare circolare e da uno sottostante longitudinale. Fra i due è presente un esteso plesso nervoso motorio, plesso mienterico di Auerbach (costituente insieme al plesso sottomucoso di Meissner il sistema nervoso metasimpatico). Ingrossamenti dello strato muscolare, in determinati punti del canale digerente, formano gli sfinteri che consentono il passaggio del cibo solo in una direzione e in determinati momenti. Tale strato muscolare è formato da muscolatura striata (volontaria) solo nella bocca e nell'ano mentre per le restanti parti è costituito da muscolatura liscia (involontaria); esso non è mai completamente rilassato (ad esempio la lunghezza dell'intestino tenue è ca. 3 metri in un soggetto vivo e 6-7 metri nel cadavere). La contrazione ritmica dello strato muscolare (onde peristaltiche) permette il mescolamento (ad opera delle fibre circolari) e l'avanzamento (ad opera pelopiù delle fibre longitudinali) del cibo (motilità gastrica e intestinale).
  • Tonaca sierosa, riveste la superficie esterna della muscolatura a fasci longitudinali ed è costituita da tessuto connettivo che può essere lassamente aderente all'ambiente circostante (es. tonaca avventizia dell'esofago) o direttamente rivestita dal peritoneo. Tale rivestimento peritoneale conferisce agli organi del tratto gastroenterico una grande mobilità in rapporto all'ambiente circostante e, per gli intraperitoneali (ossia quasi completamenti avvolti dal peritoneo stomaco, buona parte dell'intestino, fegato e milza) gli uni rispetto agli altri. Le pieghe peritoneali che avvolgono i visceri connettendoli alla parete addominale sono denominati nell'adulto mesogastrio per lo stomaco, mesentere per l'intestino tenue, mesocolon per il colon trasverso, mesometrio o legamento largo per l'utero. I vasi sanguinei, i vasi linfatici e i nervi del sistema nervoso simpatico decorrono verso di essi.

La digestione dei cibi solidi inizia in bocca, dove viene valutato il sapore, la temperatura e la consistenza dei cibi. La masticazione (i denti posteriori, in particolare, sono adatti a triturare cibi, con un forza che può raggiungere gli 80 kg grazie all'azione dei muscoli masticatori) rompe la cellulosa, non assimilabile dal nostro organismo, che ricopre frutta e verdura, aumenta spezzettando il cibo la superficie d’attacco degli enzimi digestivi, imbibisce il cibo di saliva contenente l'enzima ptialina (o amilasi salivare), che scinde l’amido (carboidrati) nel disaccaride maltosio (in genere, dato il breve tempo di permamenza, solo ca. il 5% dell’amido viene scisso in bocca e il resto a livello gastrico e dell'intestino tenue), ed evita escoriazioni del tubo digerente (grazie alla presenza della glicoproteina mucina).
Il cibo ora trasformato in bolo alimentare viene deglutito e passa, attraverso l'istmo delle fauci e la faringe, nell'esofago.

L'esofago, primo tratto del canale digerente, è un tubo flessibile con registringimenti e dilatazionidi di ca. 25 cm (parte a livello della VI vertebra cervicale e si estende fino alla I lombare) che attraversa il mediastino posteriore e, tramite lo iato esofageo, il diaframma penetrando per un breve tratto nell'addome. La bassa pressione presente nella regione del mediastino e delle pleure mantiene il lume dell'esofago pervio. Tramite contrazioni peristaltiche, l'esofago spinge il bolo alimentare attraverso lo sfintere cardias per giungere nello stomaco. Il cardias ha la funzione di impedire il reflusso gastrico in quanto in grado di danneggiare la mucosa esofagea (come avviene in caso di ernia iatale in cui una parte dello stomaco risale superiormente al diaframma attraverso lo iato con conseguente alterazione del funzionamento del cardias). Il riflesso di apertura del cardias è controllato da fibre nervose parasimpatiche.
Nell'esofago non hanno luogo processi digestivi e di assorbimnto dato il breve tempo (2-30 secondi) di stazionamento dei cibi.

stomacoLo stomaco forma insieme all'intestino il tratto gastroenterico o gastrointestinale del canale digerente. Lo stomaco è un organo intraperitoneale che rappresenta il tratto più espanso del tubo digerente (capacità 1-1,5 litri). Fa seguito all'esofago, da cui è separato tramite lo sfintere cardias, ed è posizionato nella regione addominale superiore sinistra fissato da due mesogatri, piccolo omento (o piccolo epiploon o omento gastroepatico o legamento epatogastrico), tra il suo margine destro e il fegato, e la radice anteriore del grande omento (o grande epiploon o omento gastrocolico), tra il suo margine sinistro e il colon trasverso. Sempre a sinistra, il legamento (o epiploon) gastro-splenico lo connette con la milza. Si distinguono tre regioni dello stomaco: il fondo a forma di cupola posto superiormente al cardias, con cui forma un angolo acuto, e in rapporto col diaframma (legamento gastrofrenico), il corpo, che è comprende ca. i 2/3 dello stomaco, a cui fa seguito la porzione pilorica orizzontale o canale pilorico che termina con lo sfintere piloro.
Nello stomaco avviene la chimificazione, ossia la trasformazione del bolo in poltiglia semiliquida definita chimo e la sua sterilizzazione (eliminazione di agenti patogeni) per azione dei succhi gastrici, prodotti dalle ghiandole abbondanti nel fondo e nel corpo.
Inoltre nella mucosa gastrica sono presenti cellule linfatiche più numerose a livello pilorico.
Le onde di mescolamento (una ogni 20 secondi-4 min) favoriscono la penetrazione dei succhi in tutta la massa alimentare. Una volta formato il chimo, le contrazioni dello stomaco lo spingono verso il piloro e quindi nell'intestino tenue. Il tempo di permanenza varia in base al tipo pasto e può variare da pochi minuti per un liquido a 1-2 ore per i carboidrati, 2-3 ore per le proteine, 5 o più ore per i grassi.
In un primo momento tutti gli alimenti si depositano nello stomaco secondo l'ordine della loro assunzione dopodichè verrà digerito per primo quello ingerito per primo. Quando le dimensioni delle particelle di chimo sono ridotte a un diametro di circa mezzo millimetro, grazie a un'onda peristaltica il piloro si apre parzialmente lasciando passare solo una piccola parte del chimo (1-2%) a ogni onda (lo stomaco cede all'intestino solo la quantità di chimo che quest'ultimo può digerire e assorbire). E' nella fase del digiuno (ossia quando lo stomaco è vuoto) che l'apertura del pirolo raggiunge la massima ampiezza e ciò avviene grazie a potenti onde peristaltiche che avvengono a intervalli di ca. 2 ore, con lo scopo di far avanzare materiali indigeribili (es. corpi estranei). Man mano che il periodo di digiuno aumenta aumentano anche le peristalsi provocando il tipico gorgoglio.
Diversamente da ciò che succede per il cuore, il sistema nervoso parasimpatico aumenta la frequanza della peristalsi (facilitando la digestione e l'assorbimento dei cibi) mentre l'ortosimpatico produce un effetto inverso. Inoltre, vi sono ormoni (gastrina, colecistitochina CCK) che stimolano la motilità gastrica mentre altri (secretina, enterogastrone, peptide Y o PY, polipeptide pancreatico o PP ecc.) la inibiscono (sistema GEP). Anche le endorfine svolgono un ruolo riguardo motilità e secrezione digestiva.
Il succo gastrico ha un elevato contenuto acquoso, è fortemente acido (ph 1-3) per la presenza di acido cloridrico (HCl) secreto dalle cellule parietali dello stomaco (tramite trasporto attivo) che sterilizza, denatura le proteine e attiva il pepsinogeno presente in pepsina o proteasi (enzima che scinde le proteine). La tonaca mucosa gastrica produce inoltre il fattore intrinseco (glicoproteina che lega la vitamina B12 consentendone l'assorbimento a livello dell'intestino tenue ileo proteggendola durante il tragitto) e ormoni che controllano la regolazione della funzione digestiva (il più importante è la gastrina, prodotta dalle cellule G presenti nella mucosa pilorica dello stomaco e nella parte prossimale dell'intestino tenue, che stimola la produzione di acido cloridrico e degli altri succhi digestivi, oltre alla motilità, mentre la somatostatina del sistema GEP ne è antagonista, anche la secretina è antagonista della gastrina ma solo per quanto riguarda l'azione di motilità e secrezione gastrica). Nel succo gastrico è anche presente un enzima lipasi che scinde i grassi neutri in acidi grassi e glicerolo.
Data la forte acidità dei succhi gastrici, le cellule epiteliali secernono grosse quantità di muco denso e alcalino al fine di poteggere le pareti gastriche (che risultano così ricoperte da uno strato di muco di ca. 1 mm di spessore). Il succo gastrico, infatti, per l'acidità e la presenza di pepsina è in grado di autodigerire la mucosa gastrica. Ciò non accade grazie allo strato di muco, alla speciale resistenza della membrana apicale (ossia quella del versante esterno) delle cellule epiteliali della mucosa nonchè dalla loro stretta giunzione (barriera gastrica). Lo stress cronico (reazione di stress), il cortisolo, gli steroidi e altri farmaci impediscono la produzione del muco così che lo stomaco si "autodigerisce" provocando dapprima un'infiammazione (gastrite) capace col tempo di trasformarsi in ulcera gastrica. Un'alterazione della secrezione gastrica influisce anche sull'equilibrio acido-base dell'intero organismo (per ogni molecola di acido cloridrico prodotto ciascuna cellula di rivestimento deve cedere al sangue una molecola di bicarbonato).
La produzione e secrezione di acido cloridrico sono regolate con precisione allo scopo sia di impedire danni alla mucosa gastrica sia di digerire al meglio la componente proteica. A riguardo si distinguono 3 fasi:
- fase cefalica /regolata dal sistema nervoso centrale) in cui la vista, l'odore, il pensiero di un cibo stimolano il nervo vago ad aumentare la produzione di gastrina e acidi;
- fase gastrica in cui la secrezione acida e di gastrina gastrica viene ancor più stimolata dalla dilatazione e stimolaziona chimica dello stomaco da parte del cibo arrivato;
- fase intestinale che si attiva quando parte del contenuto dello stomaco raggiunge l'intestino comportando così produzione di ormoni da parte dell'intestino tenue (secretina, il più importante, neurotensina, somatostatina, peptide gastrico inibitore GIP ecc.) che bloccano la produzione di acidi gastrici e aumentano quella di enzimi digestivi.
L'eccitazione del sistema ortosimpatico (come accade ad es. sotto stress, vedi anche reazione di stress) inibisce la produzione di acido cloridrico (ostacolando la digestione). Anche le endorfine influenzano la secrezione.
In una persona a digiuno lo stomaco secerne circa 1 litro di succhi gastrici al giorno (ma dopo 6-8 ore di digiuno la secrezione aumenta) mentre in una persona che mangia normalmente ne secerne mediamente 2,5-3 litri al giorno (alcolici, bibite gasate, caffè, tè ecc. ne aumentano la secrezione).
A livello digestivo si ha quindi nello stomaco la scissione delle proteine in composti più semplici (peptoni), grazie all'azione dell'enzima proteolitico pepsina, dell'amido cotto in disaccaridi (pelopiù maltosio), grazie all'azione della ptialina salivare che continua la sua azione iniziata in bocca finchè l'acidità dello stomaco non scende sotto un ph 5-6 dopodichè viene inattivata. La lipasi gastrica idrolizza circa il 10-30% dei grassi (con liberazione di acidi grassi e glicerolo) nell'adulto mentre nel lattante il suo ruolo è più importante essendo la lipasi pancreatica meno attiva (la lipasi gastrica si distingue dalle altre in quanto agisce a ph acido).
L'assorbimento a livello gastrico è molto modesto e riguarda perlopiù alcol, peptoni e glucosio.
Insieme al cibo deglutiamo anche aria che si raccoglie nella parte più alta dello stromaco (denominata fondo) formando la cosiddetta bolla gastrica. Tale aria viene eliminata tramite eruttazione dalla bocca, pelopiù, o flautolenza dall'intestino). Qualora però tale bolla gastrica assuma grosse dimensioni, è in grado di provocare vari disturbi fra cui: gonfiore postprandiale, senso di pesantezza, sensazione di mancanza di respiro, disturbi al ritmo cardiaco. Una grossa bolla astrica infati è in grado di provocare compressioni diaframamtiche che interessano anche il cuore suscitando, ad esempio, extrasistoli.

Nell'ambito dell'apparato digerente, il tratto intestinale del canale digerente si estende, attraverso un percorso tortuoso (anse intestinali), dallo stomaco all'ano ed è anatomicamente e funzionalmente suddiviso in intestino tenue e intestino crasso.
intestino tenueL'intestino tenue (o piccolo intestino), con i suoi 2 m di lughezza (ca. 3-6 in condizioni di rilasciamento), è il segmento più lungo del canale digerente ed occupa la maggior parte della cavità addominale. Esso si estende tortuosamente dallo sfintere piloro, che lo divide dallo stomaco, alla valvola ileocecale, da cui di diparte l'intestino crasso, e viene suddiviso in tre segmenti: duodeno, digiuno e ileo (li ultimi due definiti anche intestino mesenteriale). Il suo diametro si riduce in direzione distale da 5 cm a ca. 2,5 cm.
Nell'intestino tenue avviene la definitiva digestione enzimatica del chimo proveniente dallo stomaco. Alla digestione fa seguito l'assorbimento dei principi nutritivi.
La superficie interna dell'intestino tenue è enormemente aumentata dalla presenza delle pliche circolari alte fino a 1 cm (che ne triplicano la superficie), dei villi intestinali (estroflessioni di ca. 1 mm) e dai microvilli delle cellule della mucosa intestinale, così da corrispondere a circa 500 metri quadrati; ciò consente l'assorbimento di tutte le sostanze nutritizie da parte delle cellule assorbenti.
Tra i villi sono presenti le cripte (di Lieberkuehn) o ghiandole intestinali che secernono muco ed enzimi, le cellule di Peneth che secernono lisozima (proteina antibatterica) e cellule endocrine, ghiandole di Brunner che producono muco e vari ormoni (enterochinasi, che trasforma il tripsinogeno inattivo in tripsina, colecistochinina CCK, gastrina, secretina, EGR, neurotensina, PY, PP, GIP, serotonina, somatostatina ecc.). Da notare l'esistenza del sistema GEP.
Oltrepassato lo sfintere gastro-intestinale piloro (valvola pilorica), il duodeno si prolunga per ca. 25-30 cm, verso destra e davanti alla I-II vertebra lombare, avvolgendo la testa del pancreas. A differenza dello stomaco che lo precede e dei tratti seguenti digiuno e ileo, il duodeno è un organo retroperitoneale. Esso infatti, fatta eccezione del suo primo tratto (bulbo duodenale) che ne è completamente avvolto, presenta il rivestimento sieroso peritoneale solo sulla faccia anteriore. Nella sua porzione discendente, a livello della papilla duodenale maggiore (ampolla di Vater), vi è l'imbocco dei dotti secretori di pancreas (dotto pacreatico principale di Wirsung che riversa i succhi pancreartici) e fegato (coledoco che riversa la bile) mentre il dotto pancreatico accessorio (dotto accessorio di Santorini) sbocca nella papilla minore posta leggermente più in alto.
Il duodeno è il tratto intestinale dove si verifica l'attività metabolica più intensa; a questo livello infatti si completa la digestione dei principi nutritivi e gran parte dei monosaccaridi (glucosio, galattosio e fruttosio) e degli aminoacidi passano nel sangue e, tramite i capillari sanguinei delle le vene mesenteriche che confluiscono nella vena porta, giungono al fegato. Ciò avviene grazie ai succhi pancreatici, bile e al succo enterico.
Le onde peristaltiche (anello di contrazione che può insorgere in qualunque parte dell'intestino tenue e che si propaga in avanti) consentono l'avanzamento del cibo fino all'intestino crasso in 3-10 ore. Il rimescolamento del chimo è attuato tramite contrazioni che insorgono lungo tutto l'intestino tenue con frequenza media di 1 ogni 6 secondi.
Il duodeno si continua con il digiuno con un gomito stretto (angolo duodeno-digiunale) che si trova a livello della I e II vertebra lombare e presenta il legamento sospensore del duodeno o legamento fibro-muscolare di Treiz, che nasce dal pilastro destro del diaframma, si dirige in basso e a sinistra passando dietro il pancreas e si apre a ventaglio nella parete duodenale; le sue fibre muscolari lisce si continuano nello strato longitudinale della tunica muscolare fino a raggiungere il mesentere.
In realtà non vi è una netta demarcazione tra digiuno e ileo e pertanto vengono anche considerati un tutt'uno definito intestino mesenteriale. Convenzionalmente si attribuisce al digiuno la porzione superiore (corrispondente a ca. il 40% dell'intestinuo tenue) e all'ileo la porzione inferiore (ca. il 60% dell'intestino tenue). Entrambi, essendo organi intraperitoneali, sono liberi di muoversi liberamente all'interno della cavità peritoneale. Un legamento peritoneale, mesentere, li unisce al peritoneo parietale che riveste la parete addominale posteriore al livello della seconda vertebra lombare. Nel mesentere decorrono i vasi sanguiferi, linfatici e i nervi del sistema simpatico che ne regolano la funzionalità. Caratteristica della mucosa dell'ileo è quella di contenere follicoli linfatici che si aggregano a formare le Placche di Peyer (facenti parte del sistema MALT). Il contenuto dell'intestino è di norma povero di microrganismi (in gran parte uccisi dai succhi gastrici), tuttavia quanto più il cibo staziona in esso tanto più aumenta la probabilità di proliferazione di batteri in grado di provocare infiammazioni a cui rispondono, quale difesa immunitaria, tali follicoli linfatici.
I vasi linfatici sono particolarmente sviluppati in quanto portano quantità di liquidi e drenano, nel digiuno prossimale, i prodotti dell'assorbimento lipidico, incluse le vitamine liposolubili, tramite i capillari chiliferi. Gli acidi grassi a lunga catena infatti, a differenza di quelli a catena medio-corta (6-12 atomi di carconio), dei carboidrati e degli aminoacidi, non passano nei vasi sanguigni, ma vengono assorbiti dai vasi linfatici; la linfa assume un aspetto lattiginoso e viene definita chilo. All'interno delle cellule della mucosa, gli acidi grassi a lunga catena vengono risintetizzati in trigliceridi con consumo di energia e formazione di chilomicroni (complessi lipoproteici, lipoproteine, caratterizzate dalla minor densità, meno di 1,006 g/ml, e dal maggior diametro 75-1200 nm, costituiti da trigliceridi, fosfolipidi, colesterolo e proteine). I chilomicroni sono presenti pressoché solo dopo i pasti e raccolgono i trigliceridi, principalmente, ed il colesterolo introdotti con la dieta confluendoli nel sistema linfatico (dotto toracico poi vena succlavia) dal quale passano nella circolazione sanguigna fino a raggiungere i capillari dei tessuti che sfruttano il colesterolo e i trigliceridi, come il tessuto adiposo ed il tessuto muscolare; terminano la loro esistenza presso il fegato (centro di raccolta e smistamento di qualsiasi molecola abbia un interesse metabolico).
Anche gli acidi grassi a catena medio-corta (con meno di 10-12 atomi di carbonio) vengono assorbiti nel digiuno prossimale nonchè trasportati dal sangue (vena porta) al fegato legati alla proteina albumina. I grassi quindi vengono assorbiti nel digiuno prossimale mentre i sali biliari completano il loro assorbimento nell'ileo lasciando il tempo agli enzimi digestivi e alla bile di agire.
Le vitamine idrosolibili sono assorbite lungo tutto il tratto dell'intestino tenue, i sali minerali e l'acqua, oltre che nel tenue, nell'intestino crasso.
Il succo enterico (o intestinale), prodotto dalle cripte di Lieberkuehn e, nel duodeno, anche dalle ghiandole di Brunner, è un liquido incolore a ph neutro, secreto in quantità di circa tre litri al giorno, che contiene acqua, elettroliti e l'enzima enterochinasi (che attiva il tripsinogeno in tripsina). Il succo enterico del duodeno è più viscoso al fine di neutralizzare l'acidità proveniente dallo stomaco proteggendo così la mucosa intestinale.
Fatta eccezione dell'enzima enterochinasi, che viene secreto, molti enzimi derivano direttamente dallo sfaldamento delle cellule epiteliali della mucosa, enterociti (la mucosa infatti si rinnova molto rapidamente e ca. 30g al giorno di cellule si sfaldano nel succo enterico) completando l'azione digestiva di glucidi, proteine e lipidi:

  • peptidasi che scindono i polipeptidi in aminoacidi;
  • amilasi, maltasi, lattasi (di norma nel primo anno di vita), saccarasi, che liberano monosaccaridi (glucosio, galattosio e fruttosio);
  • lipasi che scinde i grassi neutri in glicerolo e acidi grassi;
  • nucleasi che scinde l'acido nucleico;
  • fosfatasi che scindono i composti organici fosforilati.
La regolazione della secrezione intestinale è principalmente legata all'azione meccanica del contenuto sulle pareti e di ormoni ad attività eccitosecretoria fra cui la secretina. Anche qui il sistema nervoso parasimpatico ha un effetto facilitatorio e l'ortosimpatico inibitorio.

intestino crassoL'intestino crasso è l'ultima porzione del canale digerente e dell'intestino, separata dal tenue dalla valvola ileocecale (costituita da robusti fasci muscolari circolari della parte finale dell'ileo) e comunicante all'esterno tramite l'orifizio anale. La vavola lieocecale ha l'importante funzione di impedire il reflusso del contento intestinale del crasso verso il tenue (la flora batterica presente nel crasso è differente da quelle del tenue ed è in grado di provocare infiammazioni di quest'ultimo).
L'intestino crasso è lungo (in condizioni rilasciate) ca. 1,5-2 m (diamentro decrescente da 7-8 cm a 2,5-3 cm) e si suddivide in cieco, colon e retto.
Il cieco è una dilatazione intestinale della grandezza di una palla da tennis posta subito dopo la valvola ileocecale. Alla sua estremità inferiore si trova l'appendice vermiforme o ileo-cecale. Tale appendice è di norma lunga ca. 10 cm e spessa 1 cm ed è ricca di tessuto linfoide facente parte del MALT (la sua infiammazione è l'appendicite).
Il colon, col suo metro di lunghezza, è il segmento principale dell'intestino crasso. Esso circonda l'intestino tenue ed è suddiviso in ascendente, trasverso e discendente: il colon ascendente si continua dal cieco verso l'alto percorrendo il lato destro della cavità addominale fino al fegato (aderente al piano profondo e collegato a X costa, superficie inferiore del fegato e rene destro per mezzo del legamento freno-colico destro) dove piega a sinistra, quasi ad angolo retto (flessura epatica), divenendo colon trasverso (collegato con lo stomaco tramite il legamento gastro-colico), fino alla milza, qui flette ad angolo acuto verso il basso (flessura splenica), divenendo colon discendente (in contatto col diaframma e la X costa tramite il legamento freno-colico sinistro), percorrendo il lato sinistro della cavità addominale fino alla fossa iliaco sinistra dove si piega a sifone (sigma o colon ileo-pelvico) continuandosi col retto. Il colon ascendente e discendente è in sede retroperitoneale (peritoneo riveste solo le superfici anteriore e laterali), il colon trasverso e il sigma sono organi intraperitoneale.
Da notare che cieco e colon sono in stretto rapporto col muscolo ileo-psoas.
Il retto, parte terminale dell'intestino crasso, non ha più alcun rapporto con la cavità peritoneale collocandosi inferiormente ad essa. Esso decorre verticalmente per ca. 15 cm davanti all'osso sacro e al coccige presentando superiormente, facente seguito al sigma del colon, l'ampolla rettale, in grado di dilatarsi notevolente fungendo da deposito di materiale fecale fino al momento dell'evacuazione. L'ampolla rettale si continua nel canale anale con all'interno valvole a nido di rondine che consentono il passaggio del materiale ingerito solo in direzione dell'ano. L'ano chiude il retto tramite lo sfintere interno, formato dalla muscolatura circolare enterica, e lo sfintere esterno, formato da muscolatura striata e quindi controllabile volontariamente (importante a tal riguardo è il muscolo pubo-rettale, facente parte della muscolatura del pavimento pelvico, tramite una regolare ginnastica del pavimento pelvico è di norma possibile evitare sia l'incontinenza fecale che quella urinaria). E' anche grazie ai cuscinetti venosi emorroidali della mucosa anale che il contenuto fetale non esce dall'ano (le emorroidi sono una dilatazione patologica di tale plesso).
Il retto, soprattuttto nell'ampolla, contiene numerosi recettori nervosi di distensione muscolare che reagiscono al riempimento fecale inducendo il rilasciamento degli sfinteri e del muscolo pubo-rettale. Ciò, insieme alla contrazione dei fasci muscolari longitudinali del retto, facilita la defecazione. Se però lo stimolo alla defezazione non viene assecondato cessa quando le pareti intestinali si adattano e occorre attendere l'immissione di nuove feci affinchè si riattivi. L’abitudine a non defecare, a lungo andare, porta a stipsi (stitichezza) con formazioni di feci dure, asciutte e irritanti le pareti dell'intestino retto e dell’ano.
La mucosa dell'intestino crasso è strutturata in base alle sue funzioni primarie che sono: recupero (assorbimento) di acqua e sali minerali e solidificazione, immagazzinamento ed espulsione del residuo intestinale (tramite le feci). Non sono presenti pliche circolari e villi ma le cellule presentano microvilli (atti ad assorbire acqua e sali minerali) e cellule mucipare (atte a proteggere il sensibile epitelio dell'intestino crasso dai disturbi meccanici delle feci solidificate). La mucosa intestinale infatti produce un secreto alcalino ricco di mucina (glicoproteina che costituisce il principale componente del muco) e privo di enzimi digestivi (anche se nel primo tratto dell'intetsino crasso si trovano enzimi digestivi provenienti dall'ileo).
Lungo tutta la mucosa, e in modo particolare a livello dell'appendice, si trovano, singolarmente o in aggregati, follicoli linfoidi (MALT).
Nel colon è contenuta un'abbondante flora batterica (composta principalmente da escherichia coli, aerobatterio aerogeno, cocchi e clostridi) che è origine indispensabile di vitamina K e del gruppo B ed effettua la demolizione delle molecole residue dando origine a vari prodotti catabolici (ammoniaca, istamina, tiramina, indolo, scatolo ecc.) e, tramite processi fermentativi, gas (anidride carbonica, metano, idrogeno). Da notare che la flora batterica del colon è l'unica fonte di idrogeno e metano (mentre ingenti quantità di anidride carbonica sono prodotte anche dai processi metabolici dell'intestino tenue). Tali gas sono in parte espulsi per via rettale (flautolenza spesso associata a rumori intestinali detti borborigmi) e orale (eruttazione) e in parte diffondono nel sangue (l'idrogeno per es. passa in gran parte nel sangue e viene eliminato a livello polmonare).
Il colon ha una grande capacità di assorbimento di cui l'acqua ne rappresenta la principale sostanza, atraverso meccanismi osmotici; i 500 ml di chimo che, grazie al processo di assorbimento dell'intestino tenue, attraversano la valvola ileocecale nelle 24 h, si riducono in 150 g di feci (nell'intestino crasso vengono riassorbiti ancora 300-400 ml di acqua). L'assorbimento dell'acqua attraverso le pareti intestinali consente quindi il recupero di gran parte di quella contenuta nei liquidi digestivi, protettivi e alimentari che si riversano nel canale digerente. Altra sostanze assorbite sono gli elettroliti (attraverso meccanismi analoghi a quelli dei tubuli renali), vitamine, aminoacidi e, in parte, ammoniaca e alcune amine (rapidamente detossificate a livello del fegato).
Come nello stomaco anche nell'intestino la motilità è dovuta all'attività della tonaca muscolare e del plesso nervoso mienterico di Auerbach. Le onde peristaltiche pendolari (allungamento-accorciamento intestinale ad opera delle muscolatura longitudinale) e le onde peristaltiche segmentarie (restringimenti localizzati ad opera della muscolatura circolare) miscelano il contenuto intestinale. Le onde peristaltiche pendolari avvengono ogni 5-8 secondi nell'intestino tenue pieno e molto più di rado nell'intestino crasso mentre le onde peristatltiche segmentarie rappresentano, ogni 4-5 secondi, i movimenti intestinali più frequenti. Da notare che, a livello intestinale, le onde peristaltiche propulsive accadono molto più di rado, ogni 1-2 minuti, e un loro aumento di frequenza provoca diarrea venendo a mancare il tempo necessario a un sufficiente consolidamento fecale. Inolre, esclusivamente nell'intestino crasso, in partciolare nel colon ascendente, si attivano onde peristaltiche retrogade (spingono il contenuto intestinale verso il cieco) con la funzione di impedire un'eccessiva perdita di liquidi e sali minerali con le feci.
Come avviene di norma in tutto il canale gastroenterico, la motilità è sottoposta all'influsso degli ormoni gastroenterici (gastrina, secretina, sistema GEP, colecistochinica ecc.) e del sistema neurovegetativo (e delle endorfine). L'attivazione del parasimpatico rinforza e accellera la peristalsi e dilata i vasi, l'attivazione dell'ortosimpatico produce l'effetto opposto. D'altro canto il parasimpatico è particolarmente attivo in condizioni di riposo fisico e mentale, quindi in aprticlar modo durante il sonno; i disturbi di quest'ultimo sono spesso dovuti a pasti pesanti assunti prima di andare dormire, i quali richiedono una digestione particolarmente attiva che determina sonnolenza ma non un sonno fisiologicamente profondo e tranquillo.
L'iinnervazione parasimpatica segue il decorso dei grandi vasi pertanto le sezioni del tratto gastrointestinale al di sopra della flessura sinistra del colon (territorio dell'arteria mesenterica superiore) sono innervate dal nervo vago, quelle al di sotto (territorio dell'arteria mesenterica inferiore) dal midollo sacrale.
Dall'inizio alla fine del canale gastrointestinale il transito alimentare rallenta sempre più (2-3 ore di media nello stomaco, 5-6 ore nell'intestino tenue). Ne consegue che difficilmente l'intestino risulta effettivamente vuoto, di norma infatti contiene residui di pasti diversi a diversi stati di digestione. Nell'intestino crasso, a cui giungono masse alimentari dall'intestino tenue 2-3 volte al giorno, esse possono impiegare anche più giorni per atraversarlo (in media 48-72 ore). In ogni caso, i tempi di transito del materiale alimentare variano da individuo a individuo e pertanto anche la frequenza nell'evacuazione (che possono andare di norma da 1-2 volte al giorno a 1 volta ogni 3-4 gg).
La composizione delle feci è relativamente indipendente dalla dieta. Le feci infatti sono composte solo per ca. 1/3 da residui alimentari non digeribili (fibre vegetali perlopiù) e per la maggior parte da desquamazioni delle pareti intestinali (cellule epiteliali), per ca. il 75% di acqua, muco, succhi nonchè per il 20% circa da batteri intestinali (si ritiene che nell'uomo ogni giorno vengano eliminati in media 100 miliardi di batteri di 75 ceppi diversi). Colore e odore della feci variano in base al tipo di alimentazione e delle condizioni fisiologiche (es. sono di norma più scure in caso di dieta carnea rispetto a una dieta vegetariana).

Tabella riassuntiva apparato digerente
Quotidianamente vengono secreti nel canale alimentare più di otto litri di succhi digestivi (1 l di saliva, 2,5 l di succhi gastrici, 3 l di succhi intestinali, 1 l di bile, 1 l di succhi pancreatici). Grazie a tutti questi processi digestivi tutti gli alimenti ingeriti si riducono in monosaccaridi (glucosio, galattosio e fruttosio), aminoacidi, acidi grassi e glicerolo, vitamine, sali minerali e acqua e come tali vengono assorbiti.
TrattoAzioni principaliAgenti digestiviEnzimi digestivi
Bocca- masticazione e imbibizione del cibo (trasformato in bolo alimentare)
- digestione parziale dell'amido (trasformato in maltosio)
salivaptialina
Stomaco- chimificazione del bolo
- digestione parziale delle proteine (trasformate in peptoni)
succo gastricopepsina
Intestino tenue- completamento dei processi digestivi (formazione di monossacaridi, aminoacidi, acidi grassi, glicerolo, pentosi, basi puriniche e pirimidiniche)
- assorbimento di:
monosaccaridi, aminoacidi e dipeptidi (duodeno, digiuno, sangue),
acidi grassi liberi a catena medio-corta (digiuno prossimale, sangue),
acidi grassi a catena lunga, vitamine liposolubili (digiuno prossimale, linfa),
colesterolo (digiuno prossimale, sangue e linfa),
sali biliari (ileo, sangue)
vitamine idrosolubili, elettroliti, bicarbonati, acqua
succo enterico
bile
succo pacreatico
amilasi
maltasi
lattasi
saccarasi
tripsine
peptidasi
elastasi
lipasi
nucleasi
Intestino crasso- digestione di cellulosa e urea (con formazione di acidi grassi volatili, anidride carbonica e ammoniaca)
- assorbimento di acqua (300-400 ml) e sali minerali
- formazione ed espulsione delle feci
flora batterica-

ghiandole salivariLe più grosse ghiandole salivari (sottolinguali, sottomandibolari e parotidi) producono giornalmente 1-1,5 l di saliva che lubrifica il tratto digerente, rende masticabili i cibi solidi e inizia la digestione dei carboidrati.
Le due ghiandole sottolinguali sono situate subito sotto la mucosa che riveste il pavimento della cavità orale. Ognuna di esse pesa 3-6 grammi.
Le ghiandole sottomandibolari, destra e sinistra, aderiscono internamente alla porzione posteriore della mandibola ed hanno ognuna un peso di 6-12 grammi.
Le ghiandole sottolinguali e mandibolari sboccano nella cavitò orale, nei pressi del frenulo linguale, producendo un secreto viscoso in quanto ricoo di muco (ghiandole mucose o sieromucose).
Le ghiandole parotidi destra e sinistra sono situate anteriormente e inferiormente rispetto al padiglione auricolare. Ognuna pesa 20-30 grammi. Un lungo dotto escretore ne trasporta il secreto fluido (ghiandola sierosa) verso la mucosa della guancia fino a sfociare di fronte ai premolari superiori nel vestibolo orale. Il dotto attraversa il muscolo massetere ed è apprezzabile al tatto come un cordone di ca. 0,5 cm di diametro. Tali ghiandole sono attraversate dal nervo facciale che innerva la muscolatura mimica.
La parotite epidemica (o orecchioni) è una malattia virale acuta contagiosa che colpisce solitamente i soggetti di età compresa tra i cinque e i quindici anni (ma che non è infrequente anche negli adulti) e provoca in genere ingrossamento doloroso delle ghiandole salivari, più spesso delle parotidi.
Oltre a queste ghiandole salivari maggiori esistono centinaia di minuscole ghiandole, chiamate ghiandole salivari minori o intramurali, che risultano localizzate nelle labbra e nella mucosa interna dalla bocca fino alla gola.
La saliva risulta essere un liquido filante ad alto contenuto acquoso e ph neutro o leggermente alcalino, prodotto dalle ghioandole salivari in quantità di 1000-1500 ml al giorno. La saliva contiene concentrazioni di potassio (K+) e bicarbonato (HCO3-) superiori a quelle del plasma sanguineo mentre le sostanze organiche sono rappresentate sostanzialmente da mucina, glicoproteina con azione lubrificante, e ptialina, enzima alfa-amilasi ossia che scinde l'amido cotto in disaccaridi (pelopiù maltosio). La ptialina continua la sua azione iniziata in bocca nello stomaco finchè l'acidità dello stomaco non scende sotto un ph 5-6 dopodichè viene inattivata. La saliva inoltre contiene grandi quantità di immunoglobulie A e l'agente antibatterico lisozima (con importanti funzioni di difesa da agenti fisici e infezioni da batteri). Infine la saliva, grazie al suo ph leggermente alcalino, riduce l'effetto cariogeno della placca batterica.
La secrezione salivare è determinata in parte da riflessi locali (massaggio delle ghiandole da parte del cibo introdotto e sua acidità) e in parte dal sistema neurovegetativo in maniera analogo per tutti i succhi digestivi: il sistema parasimpatico stimola la secrezione, l'ortosimpatico ha effetto opposto. La vista o il profumo di un buon piatto "fa venire l'acquolina in bocca" (aumento della secrezione salivare per stimolazione del parasimpatico), lo stress di una situazione che incute timore (ad es. il superamento di un esame) rende la bocca sciutta (eccitazione dell'ortosimpatico attivata durante la reazione di stress).

fegato, cistifellea, sistema biliareIl fegato rappresenta la più importante delle ghiandole annesse all'apparato digerente nonchè un organo molto voluminoso, pesa ca 1,5 kg (ca. 2,5 kg se infiltrato di sangue), è soffice e di colore rosso bruno. Nell'uomo si trova immediatamente al di sotto del diaframma (a cui si lega tramite il legamento coronario poi falciforme e i legamenti triangolari destro e sinistro), protetto dalla griglia costale, e riempe quasi interamente la cavità addominale superiore destra estendendosi anche nella sinistra in direzione della milza. La faccia inferiore presenta un'ampia incavatura dove alloggia la cistifellea ed è in contatto con altri organi (stomaco, intestino, pancreas, rene destro). Posteriormente il fegato è fortemente connesso e sostenuto dalla vena cava, a sua volta collegata alla colonna vertebrale. Il fegato è in gran parte avvolto dal peritoneo e presenta una sottile capsula fibrosa (capsula di Glisson). La faccia antero-superiore del fegato è attraversata dal solco sagittale superiore a livello del quale le pieghe delle lamine peritoneali costituiscono il legamento falciforme, il quale superiormente si fissa al diaframma, a partire dal legamento coronario, e inferiormente si continua con un fascio connettivale cicatriziale, il legamento rotondo, che si fissa sulla parete addominale posteriore a livello dell'ombelico (è il residuo della vena ombelicale sinistra che nel feto trasporta sangue ossigenato dalla placenta alla vena cava inferiore).
Al lobo destro del fegato giungono due vasi sanguigni principali, l'arteria epatica (che giunge dal tronco celiaco, primo ramo dell'aorta addominale irrorante tutti gli organi della regione addominale) e la vena porta che trasporta il sangue venoso di milza, stomaco, pancreas, intestino tenue e intestino crasso (con l'eccezione di una piccola parte del retto). Le vene del fegato (vene epatiche) sfociano nella vena cava inferiore.
Il fegato gioca un ruolo fondamentale nel metabolismo, il suo compito fondamentale è ricevere il sangue refluo da milza, stomaco, pancreas e intestino (vena porta), purificarlo, catturarne i nutrienti e i sottoprodotti della digestione, metabolizzarli e distribuirli agli altri organi, svolgendo un ruolo importantissimo nell’omeostasi dei parametri ematochimici.
Le funzioni più significative svolte dalla cellule del fegato, gli epatociti, sono:

  • metabolismo dei carboidrati
    • regola il tasso glicemico nel sangue;
    • gluconeogenesi (sintesi del glucosio a partire da alcuni amminoacidi, dall'acido lattico e dal glicerolo);
    • glicogenolisi (formazione di glucosio dal glicogeno come avviene anche all'interno dei muscoli);
    • glicogenesi (sintesi e deposito del glicogeno a partire dal glucosio);
  • metabolismo delle proteine
    • sintesi di qualunque aminoacido non essenziale nella quantità ncessaria (partendo, ad es., da aminoacidi in eccesso)
    • sintesi delle proteine del sangue quali albumina e i fattori di coagulazione (fibrinogeno, trombina, antitrombina ecc.);
  • metabolismo dei lipidi
    • produce e secerne la bile indispensabile per la loro digestione;
    • sintesi del colesterolo (a partire da acetil CoA);
    • sintesi dei trigliceridi;
    • sintesi di acidi grassi a partire dai triglicedridi (beta-ossidazione)
  • metabolismo degli oligoelementi
    • funge da deposito per numerosi sostanze (vitamina B12, ferro, rame ecc.).
    • favorisce l'attivazione di importanti vitamine (A, B1, B2, B12, PP, K, D ecc.)
  • disintossicazione e protezione
    • demolisce l'insulina e altri ormoni;
    • trasforma l'emoglobina, in bilirubina (sostanza di rifiuto più importante dell'organismo) che riversa nella bile;
    • demolisce numerose sostanze tossiche e numerosi farmaci (in grn parte riversati nella bile);
    • converte l'ammoniaca (sostanza tossica derivata dalle proteine) in urea (tale importante trasformazine avviene solo a livello epatico e renale);
    • contiene numerose cellule specializzate del sistema immunitario che agiscono da "filtro" del sangue proveniente dalla vena porta (e quindi da milza, stomaco, pancreas, intestino tenue e gran parte dell’intestino crasso).
  • ematopoiesi e autorigenerazione
    • nel feto fino al terzo mese, il fegato è la sede principale della produzione di globuli rossi;
    • il fegato è uno dei pochi organi interni umani capaci di rigenerazione dei tessuti persi (un fegato ridotto al 25% del volume iniziale può rigenerarsi interamente) grazie al fatto che gli epatociti possono comportarsi come cellule staminali unipotenziali.
La bile è un liquido viscoso di colore giallo-verde prodotto nel fegato dagli epatociti (cellule del fegato) e raccolto nei canalicoli biliari che si uniscono a formare i dotti biliari che, dopo essere confluiti nei condotti epatici destro e sinistro, si fondono a formare il dotto epatico. Il dotto epatico, uscito dall'ilo, riceve il dotto cistico della cistifellea, e si continua col dotto coledoco (dotto biliare comune) fino al duodeno, dove sbocca, a livello della papilla (ampolla) di Vater, insieme al dotto pancreatico principale. A tale livello la tunica muscolare si ispessice formando lo sfintere di Oddi. Negli intervalli trai i pasti lo sfintere di Oddi è chiuso facendo così che la bile venga temporaneamente immagazzinata nella cistifellea
La produzione di bile da parte del fegato (effetto coleretico) è attivata da fattori ormonali (secretina, gastrina, colecistochinina o CKK), dal sistema neurovegetativo parasimpatico e dai sali biliari presenti. L'immissione della bile nel duodeno (effetto colagogo), che si attiva circa 1/2 h dopo il pasto tramite contrazione della colecisti e delle vie bilari e rilascio dello sfintere di Oddi, viene stimolata da ormoni gastroenterici (in particolare colecistochinina o CKK prodotta dal duodeno) e dal nervo vago. Il sistema nervoso ortosimpatico possiede un effetto anticoleretico e anticolagogo.
Il fegato poduce da 600-1000 ml di bile al giorno costituita da acqua, sali biliari (derivanti dal colesterolo), pigmenti biliari (bilirubina & biliverdina), colesterolo, lecitina (un fosfolipide), acidi biliari (sodio taurocolico). Il 95% dei sali secreti nella bile vengono riassorbiti nell'intestino ileo terminale e riutilizzati 6-10 volte al giorno (tramite la vena porta tornano al fegato che li riporta nei dotti biliari costituendo la circolazione entero-epatica dei sali biliari); solo una piccola porzione (02-05 g sui 3-5 g presenti nell'organismo) viene persa atraverso le feci.
La bile, fungendo in un certo modo da detergente (i sali biliari sono tensoattivi), emulsiona i grassi (formazione di micelle) consentendone la digestione, grazie all'azione degli'enzimi lipasi, e quindi l'assorbimento nell'intestino tenue. Di conseguenza la bile assume un ruolo fondamentale riguardo l'assorbimento delle vitamine liposolibili contenute nei grassi (vit. A, D, E, K). Inoltre, l'alcanilità dei sali biliari neutralizza l'acidità dei succhi gastrici proteggendo la mucosa intestinale. I sali biliari possiedono anche un effetto battericida. Infine, la bile possiede un'importante funzione depurativa. Infatti, molte sostanze di rifiuto (inclusi farmaci) liposolubili non potendo essere eliminate tramite i reni, vengono riversate dal fegato nella bile e quindi espulse.

La cistifellea o colecisti o vescicola biliare, è una piccola vescicola priforme, lunga ca 10 cm e con diamentro massimo di ca. 5 cm, il cui corpo è strettamente connesso alla faccia inferiore del fegato (fossetta cistica) mentre il collo prosegue nel dotto cistico sfociante nel dotto epatico e quindi nel dotto coledoco o dotto biliare comune.
Compito primario della cistifellea è immagazzinare la bile, prodotta dagli epatociti del fegato, che viene utilizzata durante i processi digestivi. Data la sua limitata capacità (40-100 ml), la bile viene concentrata ca. 10 volte tramite trasferimento dei 9/10 della quantità di cloruro di sodio (NaCl) e di acqua al sangue.
La cistifellea e i dotti possono essere sede di calcoli (calcolosi biliare), che si formano a causa di un eccesso di colesterolo e di calcio inorganico (ne viene colpita circa il 15% della popolazione), in grado di scatenare le dolorose coliche biliari (onde peristatltiche che cercano di espellere il calcolo). Una dieta povera di grassi animali e ricca di frutta e verdura riduce notevolmente la possibilità di formazione dei calcoli.

pancreasIl pancreas è una voluminosa ghiandola (peso di 70-80 g, lunghezza ca. 15 cm, altezza ca 4 cm e spessore 2 cm) annessa all'apparato digerente di consistenza friabile e colorito roseo o grigiastro quando è in fase di intensa attività secretiva. Disposto trasversalmente, a livello della I e II vertebra lombare, è mantenuto stabile nella sua posizione a destra dal duodeno, che ne accoglie la testa, dal peritoneo parietale posteriore, che ne riveste il corpo, e dal legamento pacreaticolienale, che ne fissa la coda (tratto terminale sinistro assottigliato) all'ilo della milza. Inoltre, la testa risulta, fra l'altro, in contatto posteriore con il tratto terminale del dotto coledoco, con la vena cava inferiore, con la seconda e terza vertebra lombare, col pilastro destro del diaframma, col peduncolo renale e con l'origine dell'arteria genitale destra. Il corpo si trova in rapporto anteriore con la faccia posteriore dello stomaco. La coda (che si può presentare come allungata e assottigliata o come tozza e ingrossata) si trova in rapporto laterale, oltre che con la milza, con l'arteria lienale, posteriore con il rene sinistro.
Le arterie del pancreas provengono dall'arteria epatica, dall'arteria lienale e dall'arteria mesenterica superiore. Le vene sono tributarie della vena porta. I vasi linfatici sono tributari dei linfonodi "pancreatico-duodenali anteriori", delle "catene linfonodali" e dei linfonodi posti nell'ilo della milza, dell'arteria lienale e dell'arteria mesenterica superiore. I nervi derivano dal plesso neurovegetativo celiaco.
Il pancreas è parte integrante del sistema di regolazione funzionale dell'apparato digerente, denominato sistema GEP (gastro-entero-pancreatico). Esso presenta una porzione con funzione endocrina, costituita da piccoli ammassi di cellule disseminati in esso (nella coda in modo particolare), cellule di Langerhans, che producono gli ormoni insulina, glucagone e somatostatina regolatori del metabolismo dei carboidrati e quindi del livello di glucosio nel sangue (glicemia), e da una esocrina.
Il pancreas esocrino, costituito da piccoli acini rotondeggianti formati da ghiandole piramidali (struttura simile alla ghiandola parotide), elabora 500-1500 ml di succo digestivo, succo pancreatico, al giorno. Tale secreto viene convogliato nel duodeno tramite il dotto principale o di Wirsung, a livello della papilla duodenale maggiore o di Vater (dove sbocca insieme al coledoco), e quello secondario o di Santorini (ramo del principalke), attraverso la papilla duonedale minore (posta superiormente alla maggiore).
Il succo pancreatico è un liquido incolore alcalino (ph 8) ricco di bicarbonato di sodio e di enzimi determinanti per la digestione di carboidrati (amilasi), grassi (lipasi, fosfolipasi), proteine (tripsina, chimotripsina, elastasi, carbossipeptidasi) e acidi nucleici (ribonucleasi e desossiribonucleasi). Il principale enzima è il tripsinogeno, trasformato nella forma attiva tripsina dall'enzima duodenale enterochinasi che, che scinde le proteine in peptoni e polipeptidi. L'amilasi scinde l'amido in maltosio come la ptialina salivare ma in maniera più efficace. La lipasi scinde i grassi neutri in acidi grassi e glicerolo.
Così come accade nello stomaco, nel pancreas gli enzimi che digeriscono le proteine si formano come precursori inattivi, proenzimi (contrassegnati dal prefisso "pro" o suffisso "ogenopro"), e vengono successivamente attivati (per scissione enzimatica) solo nel luogo dove agiscono (duodeno). Il motivo di ciò risiede nel fatto che il pancreas, come la maggioranza degli organi, è costituito da proteine e quindi, se producesse enzimi proteolitici attivi, andrebbe incontro al rischio di un'autodigestione (necrosi pancreatica).
Gli enzimi pancreatici possono agire nel duodeno solo a ph neutro, pertanto il pancreas produce grandi quantità di bicarbonato (HCO3-) così da neutralizzare l'acidità proveniente dal succo gastrico.
L'azione secernente del pancreas è continua e si distingue in una "secrezione basale" modesta (interdigestiva) ed una "post prandiale" (digestiva), massiva e rapida. La mancanza di un serbatoio per il succo pancreatico rende necessaria una precisa regolazione della sua produzione e rilascio. Tale regolazione si compie tramite meccanismi nervosi ed ormonali (ormoni gastrointestinali) in maniera analoga a quanto avviene nello stomaco. Anche qui infatti si distinguono 3 fasi:

  • fase cefalica (regolata dal sistema nervoso centrale) in cui la vista, l'odore, il pensiero di un cibo fanno si che il nervo vago (X nervo cranico) stimoli la produzione di succo pancreatico ricco di enzimi;
  • fase gastrica in cui la secrezione ormonale di gastrina, prodotta dall'antro pilorico dello stomaco, induce la secrezione pancreatica. Tale efetto è più importante rispetto a quello cefalico in quanto maggiormente indice reale (e non solo immaginario) di ingestione di cibo;
  • fase intestinale che si attiva quando parte del contenuto dello stomaco raggiunge l'intestino. Ciò comporta la produzione di due ormoni intestinali che raggiungono il pancreas per via ematica e costituiscono la base della regolazione pacreatica:
Altri ormoni, VIP (sistema GEP), neurotensina, motilina, peptide Y, GIP (gastric inibitory peptide), enteroglucagone ecc. nonchè le endorfine, agiscono sollecitando o inibendo la secrezione pancreatica oltre alla secrezione e motilità gastrica e della cistifellea.
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Pagina aggiornata il 10/02/2008
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