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E' grazie alle moderne strumentazioni elettroniche e al conseguente sviluppo della scienza posturologica che oggi è possibile realizzare dei sistemi podalici ergonomici (plantari ergonomici tutorizzanti personalizzati inseriti in idonee calzature, calzature e tappeti ergonomici opportunamente destabilizzanti) in grado di fungere da ideale interfaccia piede-terreno piano.

I plantari ergonomici agiscono direttamente a livello degli esterocettori cutanei e propriocettivi del piede, unico punto fisso di relazione del nostro sistema dell'equilibrio con l'ambiente esterno, nonchè attraverso il sistema miofasciale, rivestendo così un' importanza primaria nella determinazione e nella programmazione degli schemi motori (engrammi) e della postura, .

E' importante chiarire la netta differenza tra plantare ortopedico e plantare ergonomico, di nuova concezione. Infatti, i plantari ortopedici sono concepiti principalmente per agire a livello locale (ossia, in genere, su una determinata parte del piede disinteressandosi di quello che accade nel resto del corpo), per lo più a scopo antalgico. I plantari ergonomici invece mirano al ripristino equlibrato di tutta la postura. In questo modo, il plantare ergonomico elimina il problema locale andando alla radice, ossia ripristinando la funzionalità fisiologica dell'intero organismo. Viene così indirettamente eliminato il disturbo locale, che altro non è che l'espressione dell'alterazione dell'intera postura, aumentando contemporaneamente il benessere e l'aspetto estetico di tutta la persona.
In ultima analisi, il plantare ergonomico punta a ripristinare la corretta fisiologia del piede e a portare il baricentro generale della persona, statico e dinamico, quanto più vicino possibile alla sua posizione ideale mentre il plantare ortopedico ha come obiettivo la sola sparizione del dolore nella zona interessata, disinteressandosi dell'andamento baricentrico generale della persona.
Il medesimo discorso vale parlando di calzatura ortopedica e calzatura ergonomica.

Un corretto assetto posturale è di grande mpotanza al fine del ripristino e del mantenimento della salute generale dell'organismo ed esso passa dal ristabilimento della normale funzionalità del piede e dal riposizionamento del baricentro generale della persona. L'esame posturale deve pertanto essere il più accurato possibile, così come la progettazione del plantare ergonomico e della calzatura ergonomica deve essere vicina alla perfezione.
Le caratteristiche del supporto podalico dovranno tener conto sia dell'analisi statica che di quella dinamica; in altre parole l'obiettivo da ricercare è sempre il ripristino della corretta postura sia in statica che in deambulazione. La complessità e la specificità di ogni soggetto richiedono modifiche posturali precise, graduali e altamente personalizzate.

Di altrettanta importanza è la scelta di materiali e tipologia dei plantari ergonmici, in base alle necessità.
plantari ergonomici in siliconeAd esempio, nel caso dei bambini (in genere dai 4-5 anni ai 12-13) si utilizzeranno di norma plantari ergonomici morbidi che non rappresentino una guida forte ma, piuttosto, uno stimolo per il sistema tonico posturale a trovare la postura migliore, simulando le alterazioni del terreno naturale.
plantari ergonomici rigidi (in polipropilene)Per gli adulti invece, data la probabile presenza di alterazioni scheletriche irreversibili o parzialmente irreversibili, spesso la soluzione migliore sarà un plantare ergonomico rigido e tridimensionale, capace di guidare in modo preciso e istantaneo verso una postura più funzionale (la rigidità del materiale consente una risposta del sistema d'equilibrio più rapida e precisa rispetto a un materiale morbido). In particolare, questi tipo di plantare ergonomico controllerà in maniera precisa l'appoggio del retropiede e l'elicatura del piede durante la deambulazione lasciando indisturbato l'avampiede (in quanto le dita necessitanò di libertà d'azione nella fase propulsiva).
plantari ergonomici dinamiciL'evoluzione tecnologica consente inoltre l'interfacciamento con specifici sistemi CAD/CAM a controllo numerico in grado di elaborare tridimensionalmente i dati rilevati con la baropodometria e con la scansione elettronica bipodalica. Ciò consente la costruzione di plantari ergonomici dinamici, altamente specifici e personalizzati, con diversi materiali, in tempi ridotti e quindi a costi contenuti.

Come accade per gli apparecchi ortodontici, in ortodonzia, e i bite ortotici, in gnatologia, anche in posturologia andranno effettuati controlli e modifiche sui plantari ergonomici, di pari passo ai mutamenti posturali in corso, fino a ottenere la correzione finale (che normalmente si raggiunge dopo circa due anni), seguendo un protocollo e un programma di rieducazione posturale personalizzato. I controlli periodici, da effuarsi con l'ausilio della pedana baropodometrica e di eventuali ulteriori ausili strumentali, risultano quindi importanti.

Nell'ottica del riottenimento del corretto posizionamento baricentrico, una fondamentale (ma spesso trascurata) importanza riveste la calzatura in cui viene inserito il plantare ergonomico. In realtà, il plantare ergonomico sta alla scarpa come, in un occhiale, la lente sta alla propria montatura. La messa a fuoco delle lenti visive, fondamentale per una corretta visione, dipende dalla montatura che determina il posizionamento delle lenti nello spazio davanti agli occhi. Lo stesso accade per la scarpa che determina il posizionamento del plantare ergonomico e quindi il suo ruolo di interfaccia suolo piano-piede.
Prima di descrivere le corrette caratteristiche di una calzatura, è bene qui ribadire un concetto fondamentale: il tacco della scarpa aumenta l'iperlordosi lombare in maniera direttamente proporzionale alla sua altezza, determinando così un peggioramento posturale. Inoltre, il prolungato utilizzo di tacco alto è in grado di accorciare, retraendolo, il tendine di Achille e ciò rende poi difficile la tolleranza di scarpe senza tacco (per es. per insorgenza di infiammazione da sfregamento del suo tratto inserzionale e della borsa sierosa sottostante - immagine - o di lombalgia per accorciamento del tratto lombare della catena miofasciale posteriore compensantivo dell'allungamento dei muscoli posteriori della gamba appartenenti alla stessa catena). Tale riadattamento viene però agevolato dalla presenza di plantare ergonomico o calzatura ergonomica in quanto, creando una maggiore stabilità posturale, consentono una minor contrazione dei muscoli del polpaccio, che non devono più far aggrappare in maniera eccessiva il piede al terreno, e quindi una minor tensione a livello del tendine di Achille). Non esiste alcun studio che dimostra che un tacco di 2-3 cm sia salutare (d'altronde, se così fosse, ci avrebbe pensato la natura a farcelo direttamente sul calcagno). Al contrario, scarpe con tacco alto e a punta (che imprigiona in maniera innaturale l'avampiede che invece dovrebbe essere libero per svolgere correttamente la sua funzione) contribuiscono notevolmente a generare problematiche muscolo-scheletriche e circolatorie a base posturale.
In altre parole, quanto maggiore è il miglioramento estetico - temporaneo e fittizio - dato una scarpa alla moda, tanto maggiore sarà il danno fisiologico - reale e duraturo - derivante. A tal proposito, è importante ribadire che solo il riallinemanento posturale, che si accompagna al corretto ed equilibrato funzionamento muscolare, consente un reale e duraturo miglioramento, oltre che salutare, estetico.
Data la premessa è chiaro aspettarsi che le specifiche di una calzatura "salutare" e che permetta al plantare ergonomico di svolgere al meglio la sua funzione siano ben diverse dalle scarpe "stilizzate". Infatti le più importanti sono:

  1. Suola piana, larga e flessibile (meglio se con bordo posteriore smussato e punta sollevata).
  2. Soletta interna di spessore uniforme e/o, meglio, estraibile.
  3. Spazio sufficiente, in altezza e larghezza, per poter inserire il plantare ergonomico.
  4. Rinforzo nella parte della scarpa che deve avvolgere il calcagno posteriormente e lateralmente (per consentire una guida precisa e corretta del retropiede nel momento del suo appoggio al suolo), morbidezza e spazio sufficiente nella parte restante della scarpa (per consentire la fisiologica elicatura del piede e la flessione delle dita nella fase di propulsione durante la deambulazione).
  5. Chiusura con lacci, in quanto consente la migliore aderenza scarpa-piede.

calzature ergonomicheSolo nei casi più complessi, potrà essere necessaria, nel periodo inziale (circa un anno) un'apposita calzatura ergonomica da associarsi al plantare ergonomico, così da consentire a quest'ultimo la massima precisa possibile nello svolgimento della propria funzione di riassetto posturale.
calzature MBTUn discorso discorso diverso va effettuato per le calzature MBT. Queste scarpe ergonomiche possiedono una speciale suola multistrato studiata per simulare al meglio un terreno naturale morbido (sabbia, muschio ecc.). L'instabilità derivante stimola il nostro sistema tonico posturale a ricercare, in maniera naturale, l'assetto posturale migliore. Le scarpe MBT vengono utilizzate dal 1996 come "disposititivi di benessere" nella quotidianità, come "dispostivi allenanti" nello sport (professionistico incluso) e, infine, come "dispositivi medici appartenenti alla classe 1", certificati in tutta Europa, in terapia (riabilitazione, trattamento e prevenzione): approfondimento sul sito MBT.
Video esplicativo della tecnologia MBT (tratto da YouTube)

tappeto kybunUn'ulteriore evoluzione dei sistemi ergonomici podalici è rappresentata dal tappeto ergonomico kybun (kyBounder), che presenta la preziosa caratteristica di simulare un terreno naturale sabbioso o muschioso con l'ulteriore vantaggio di avere il piede completamente libero da qualunque, anche minima, costrizione che comunque una scarpa presenta; vengono così annullati gli effetti negativi "imposti" da terreno piano e calzature. Notevoli sono pertanto i benefici a livello posturale, circolatorio e quindi del benessere generale ottenuti tramite l'utilizzo quotidiano di tale strumento ergonomico, in campo preventivo, terapeutico e sportivo.
Di seguito un video di esempi applicativi del tappeto kybun (kyBounder)

Ulteriori video sull'utilizzo del kyBounder in campo sportivo professione e amatorriale, in ufficio, in casa ecc. presenti nella video gallery Kybun.

Sarà comunque rassicurante, probabilmente per molte donne, precisare che, affinchè possano svolgere la loro funzione di correttori posturale, è sufficiente un periodo di applicazione giornaliera dei sistemi ergonomici plantari mediamente di sei ore al giorno. Ciò consente, se lo si desidera, l'utilizzo, nel restante periodo giornaliero, di scarpe "eleganti con tacco alto". In realtà, fortunamente, molte importanti costruttori di scarpe, avvalendosi degli studi posturologici, stanno sempre più creando scarpe con le caratteristiche ergonomiche elencate.
Risulta evidente che se si smette di usufruire del sistema podalico ergonomico, dopo un certo periodo di tempo (2-3 mesi se lo si è utilizzato per circa 1 anno), il sistema tonico posturale tornerà gradualmente ai vecchi schemi motori propri utilizzati sul terreno piano. Ciò naturalmente comporterebbe un ritorno alle alterazioni posturali primarie (quelle presenti prima della rieducazione posturale).

Avendo la moderna posturologia dimostrato l'inadattabilità dell'uomo all' "innaturale" terreno piano (comune causa primaria delle disfunzioni posturali), risulta evidente il ruolo fondamentale, fra i vari sistemi ergonomici, che il sistema podalico ergonomico è in grado di assumere nella risoluzione e miglioramento delle problematiche muscolo-scheletriche e organiche di origine posturale. Tali sistemi rientrano quindi frequentemente nel programma di rieducazione posturale spesso assieme al bite ortotico (quando sono presenti disfunzioni dell'apparato stomatognatico).

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Pagina aggiornata il 15/02/2011
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